CARO AMICO MI ISCRIVO (2): Verde Alfieri

Nel libro Il Caso e la Necessità, Jacques Monod faceva questa bellissima citazione: il caso accoglie le menti preparate. Teniamola a mente, si chiarirà nel corso della chiacchierata con Verde Alfieri.

 

 

(qui sopra Collana in corda da barca, bulloni in ottone)

Iniziamo però dall’immagine simbolo della crisi, gli impiegati della Lehman Brothers che escono dalla sede con gli scatoloni in mano, immagine e procedure molto americane, entri in ufficio la mattina e il pomeriggio puoi uscirne accompagnato dalla sicurezza. Mi son sempre chiesto cosa fosse successo di quelle persone, così come mi sono chiesto cosa fosse successo a persone che, in Italia, fossero state così profondamente colpite dalla crisi del 2008.

 

 

Collana in carta nera e pagine di libro

Verde Alfieri aveva seguito, come art director e produzione, le orme dei suoi genitori, editori di raffinate pubblicazioni; era quel che si dice(va) una grafica editoriale, una di quelle figure professionali, come il correttore di bozze, che ormai sono quasi del tutto scomparse. La crisi di dieci anni fa la toccò, in questi ruoli, molto profondamente, costringendola ad un lungo periodo di presentazione di curriculum: troppo ricco (e dunque costoso) da una parte, e troppo povero dall’altra parte (da chi cercava, più che altro, un grafico “creativo”).

 

 

 

Bracciali in carta a forma di serpente

Sfruttando le sue capacità editoriali, Verde non si perde d’animo e inizia a “inventarsi” iniziative; a lei si deve, per esempio, la parte creativa del Fuori! Dal Salone del Mobile di Milano, una situazione on the road, una macchina con uno schermo collegato al computer (alimentato da un motore a miscela!) che girava nei primi esordi del fuori Salone (confermo, lo ricordo!).

 

 

 

Acqua e Fuoco, digital art, stampa su tela, 2010

Fra le sue competenze, rientrava una certa predisposizione alla manualità, al rapporto con i materiali (la carta, soprattutto), unitamente ad una passione artistica ben alimentata dal precedente lavoro editoriale. Nascono le sue prime opere d’arte, sono quadri bidimensionali che il suo lavoro sui contrasti, sui giochi chiari/scuri portano su impatti visivi tridimensionali. Nel 2013, del tutto “casualmente”, si apre a Verde un mondo fino ad allora sconosciuto, grazie a ricerche e sperimentazioni nascono  i primi “oggetti artistici indossabili”: bracciali, collane, orecchini. Non sono capiti, sono troppo… “complicati”. Verde modifica il tiro, come dice lei “banalizza” un po’ le sue creazioni, sempre lavorate manualmente; nel 2014 affitta una location e presenta le sue proposte (“verranno solo gli amici”, è il suo ricordo). Così non va, evidentemente! Cresce un po’ di timore (“ ma qui, come vivrò?”) ma prosegue le sue ricerche, osserva la concorrenza,  e riscopre la carta da un’altra prospettiva. Una carta modellabile, che attira i colori. E finalmente, nell’ottobre del 2015, mostra queste nuove proposte.

 

 

 

Waterland, digital art, stampa su tela, 2014

E’ il successo? Mi piacerebbe poter concludere con un finale da favola. No, Verde non è famosa, non è una VIP, non le chiedono collane e bracciali per le sfilate. Però si sta facendo conoscere, gestisce la sue pagine (@AlfieriJewelDesign in primis), vende i suoi prodotti (anche on line); non si è “smontata”, ha saputo reinventarsi; e, ultimo ma non ultimo, è anche dannatamente brava! Sarà perché ha una mente preparata?

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