Cosa ne penso del Salone?

Sarò sincero: non volevo scrivere niente del Salone. Questo perché, fra anteprime, post, interviste, tendenze, noi giornalisti scriviamo del Salone per tutto l’anno. Due articoli di Elena Cattaneo e Massimo Rosati, però, mi hanno fatto cambiare idea (http://elenacattaneo.it/2017/04/salone-del-mobile-blogger-tour/ e http://designstreet.it/considerazioni-dal-salone-del-mobile-2017/). Con Elena e Massimo, infatti, insieme a Valentina, Alessia ed Agata, abbiamo condiviso (nel contesto del ddn network blogger), molti aspetti di questo Salone (e, ovviamente, anche del Fuori Salone): dal Safari Blog Tour agli spazi espositivi di molte aziende, dalle installazioni alle performance nei vari distretti milanesi, insomma, abbiamo visto quasi le stesse cose. Ora,  mi accorgo che le abbiamo anche raccontate in modo “diverso”, o ne abbiamo raccontate altre. E questo, lungi dall’essere un problema (anzi, io queste “occhiate trasversali”, fatte da tre professionisti che, anno più anno meno, hanno alle spalle una trentina di edizioni del Salone cadauno,  le definirei  una” ricchezza dialettica”), mi porta al cuore di questa riflessione, ovvero: ma cosa “ho visto”, io, al Salone? Cose belle e meno belle, naturalmente; certi colori e non altri (il “bianco Nendo” dovrebbe essere innalzato a cromia ufficiale!); meno provocazioni e molta, molta più “solidità progettuale”… ma soprattutto ho “visto” una visione business oriented che trovo assolutamente coerente e legata all’aspetto puramente estetico di queste giornate. Per una settimana (ma il tutto inizia molto, molto prima, nelle aziende, nei laboratori, negli uffici stampa, in tutta quella “filiera” che contribuisce a concretizzare il “fenomeno Milano” e che altri Paesi, altre Fiere non hanno e, credo, non avranno mai), per una settimana, dunque, ogni singolo prodotto, ogni singola installazione, ogni singolo show room contribuisce a dare corpo al concetto di business. E badate bene che trovo tutto questo molto… eccitante! Da più di 30anni, seguo questo settore, in Italia come all’estero, e davvero in nessuna altra parte del mondo il rapporto fra estetica, funzione e business è così radicato, espletato, esploso come in Italia e, in particolare, in tutto ciò che è riconducibile al Salone del Mobile. A questo punto, faccio un esempio che potrebbe sembrare un po’ strano, e, sull’esempio di Elena e Massimo, elenco i nomi di chi, quest’anno, mi è davvero piaciuto: Poliform e Ikea, il primo al Salone, la seconda in via Ventura. Poliform è la “quintessenza della borghesia”, Ikea la definisco la “Repubblica Autonoma d’Ikea”, ma ambedue sono legate (legatissime!) da quel concetto/visione di business di cui sopra; ovviamente, in modo diverso (i target essendo alquanto ben distinti) ma, ripeto, coerente, Poliform e Ikea a mio parere ben rappresentano la capacità di comunicare ai loro target quel concetto. Poliform, in particolare, sulla cara e vecchia (vecchia?) carta stampata, Ikea spaziando dagli spot televisivi a quel meraviglioso esempio di “repubblica” realizzata in via Ventura fino ai social e, ambedue (sia pure con dimensioni e fatturati ben diversi), proiettate sul “globale”. Ecco, e concludo, quello che mi ha colpito da questo Salone 2017. Riassumendo, potrei dire: il Salone è per tutti, ma ognuno ha il “suo” Salone!

Claudio Moltani

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