Un libro molto… terra terra

Lo scorso dicembre ho conosciuto Remo e Gaia Menesatti, rispettivamente fondatore e responsabile marketing e comunicazione di  Elekta by Gruppo Gani, brand specializzato nella produzione di resine all’acqua di altissima qualità. L’occasione era la possibilità di contribuire a realizzare con la famiglia Menesatti un libro un po’ particolare, un libro che, partendo dalla passione per i viaggi di Remo, portasse poi alla definizione di una nuova collezione di prodotti. Un libro che ora è uscito, in concomitanza con il Made Expo, che vede Elekta presente come espositore, e che ha permesso anche a me di conoscere una quantità e una qualità di cromie e materie davvero incredibili, tanto da considerare le “terre naturali” (che sono appunto le protagoniste sia del libro che della nuovissima collezione, la Pastellone 2.0) come particolari elementi per la decorazione degli ambienti interni. Da questi viaggi, infatti, ogni membro della famiglia è tornato con un elemento materico molto particolare, delle “terre naturali”, selezionate in loco e poi fatte arrivare nella sede dell’azienda; da qui, il team di ricercatori dell’azienda ha poi contribuito alla concretizzazione di quella che, inizialmente, era solo un’idea, magari un po’ azzardata, quella di proporre al mercato una collezione assolutamente “naturale”, ecologica, easy nella sua applicazione; una collezione caratterizzata da tonalità polverose, “terrene”, che è ora a disposizione del mondo della decorazione. Al di là del mio (modesto) contributo – mi sono limitato ad ascoltare, anche affascinato, un vulcanico Remo – quello che molto mi ha colpito è il carattere per così dire “personale” che emerge quando scriviamo o parliamo utilizzando un termine, o meglio un brand: Made in Italy. Ecco, dietro questo brand, che è davvero il più conosciuto (ed imitato) al mondo, ci sono, sempre, delle persone. Persone che hanno delle idee, o delle visioni, e che si mettono in gioco per realizzarle, cercando di unire quella “ricerca del bello”, quella capacità di trasformarlo poi in “concretezza” che, stringi stringi, fanno poi del Made in Italy non un astratto concetto ma la capacità di inventare qualcosa (un prodotto, una tecnologia, un processo) che contribuisce a fare del nostro Paese uno dei capisaldi dell’innovazione.

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